lunedì 14 gennaio 2019

La vergogna di Pisa



Nella settimana che precede il retour match di Pisa, dal fronte biglietti arriva il primo “colpo basso”: i tagliandi spediti a Monza sono solo un migliaio, e questo crea un grosso malcontento nella tifoseria, poiché la richiesta è ancor più sostenuta. Si cerca di trovare una soluzione diplomatica, per arrivare almeno a quota 1.500, ma dall’altra parte sembra non ci senta nessuno.
A surriscaldare l’atmosfera ci aveva già pensato Leonardo Covarelli, il giovane presidente del Pisa, che nella sala stampa del “Brianteo”, appena concluso il match di andata, si era presentato davanti ai taccuini dei cronisti dichiarando di pretendere per la sua squadra una maggiore tutela nella gara in programma all’Arena Garibaldi. Una furbesca strategia mediatica, con l’intento di sfruttare appieno il clima ostile che la tifoseria nerazzurra sta preparando a regola d’arte nei confronti del Monza e dei suoi sostenitori al seguito.
PIsa: uno scorcio della curva occupata dai tifosi monzesi.
Domenica 17 giugno 2007, di prima mattina, una lunga colonna di pullman parte dal piazzale dello stadio Brianteo per raggiungere Pisa. Un migliaio di tifosi carichi di fiducia e di passione, la maggior parte vestiti di rosso e l’immancabile sciarpa al collo. Una mobilitazione che poteva essere ancor più massiccia, ma che la società toscana ha pensato bene di impedire. La capienza dell’Arena Garibaldi è stata ridotta a poco meno di diecimila spettatori, ma appena varcati i cancelli per prendere posto sulle gradinate, s’intuisce che qualcosa non va. C’è molta più gente di quanta ne sia consentita, i tifosi brianzoli si sistemano nella curva a loro riservata mentre tutt’intorno è un continuo festival di cori offensivi contro il Monza.
Quando entrano in campo i giocatori biancorossi per la consueta fase di riscaldamento, sembra esplodere il finimondo: vengono lanciati oggetti di ogni tipo all’indirizzo della squadra di Sonzogni, uno di questi colpisce di rimbalzo il portiere Rotoli che però evita di strumentalizzare l’episodio, prendendo regolarmente parte alla gara. Menassi e Montesanto sono di nuovo disponibili dopo la squalifica: il primo parte titolare, il secondo va in panchina insieme al recuperato Bertolini. Sonzogni non vuole speculare sul risultato dell’andata e manda in campo una formazione offensiva: Rotoli, Campi, Barjie, Coti, Fabiano, Zaffaroni, Iacopino, Menassi, Beretta, Gentile, Borgobello.
L’arbitro designato per questa sfida da “dentro o fuori” è il romano Valeri. All’ingresso delle due squadre, l’Arena Garibaldi somiglia a una Plaza de toros, mentre in tribuna stampa il trattamento riservato ai tanti giornalisti monzesi è tutt’altro che amichevole. Ne fa le spese soprattutto Giancarlo Besana, trattato come fosse un pericoloso hooligan da un nerboruto steward in versione “Mastro Lindo”. La partita comincia in quel clima creato ad hoc dallo stato maggiore pisano. Il Monza appare molto concentrato ma sciolto, fluido, per nulla intimidito da una situazione ambientale che metterebbe in soggezione chiunque.
Al 40° il pisano Ceravolo sblocca la gara insaccando da pochi passi
La squadra toscana, contrariamente alle previsioni, non carica a testa bassa, consapevole che le basta un solo gol ed è quindi deleterio riversarsi in avanti col rischio di essere infilata in contropiede. La prima vera occasione capita sui piedi di Coti dopo 23 minuti, ma la sua conclusione carica d’effetto va a lambire il palo più lontano.
Al 40°, minuto spesso fatale per le sorti biancorosse (un esempio per tutti: Monza-Lecce del ’79, gol di Loddi e anche allora si trattava del 17 giugno…), la gara si sblocca a favore dei padroni di casa. L’aspetto più paradossale è che si tratta di un gol subìto nel più classico dei contropiede: con tre soli tocchi, tutti di prima, la squadra nerazzurra rovescia a suo favore una precedente azione d’attacco monzese, il triangolo Ferrigno-Biancone-Ceravolo viene chiuso da quest’ultimo con una comoda carezza al pallone davanti a Rotoli. Il Monza ha il grande merito di non disunirsi, resta in partita senza concedere vantaggi psicologici ai già gasatissimi avversari.
La ripresa scorre sui binari di un reciproco tatticismo, perché il destino di entrambe le squadre balla sul filo sottilissimo del gol di Ceravolo a fine primo tempo. Facile prevedere che, con il passare dei minuti, il Pisa cercherà soprattutto di difendere quell’esiguo gol di vantaggio, provando a colpire di rimessa. Un calcolo che si rivela esatto: tuttavia i ragazzi di
Vani assalti biancorossi nel tentativo di pareggiare.
Sonzogni, pur attaccando, non si gettano allo sbaraglio. In fondo l’1-0 determinerebbe l’appendice dei tempi supplementari, e allora sì che potrebbe accadere di tutto. Certo il Monza osa più di quanto avesse fatto nel primo tempo, senza però riuscire a rendersi davvero pericoloso. Le emozioni più significative si concentrano nell’ultimo quarto d’ora: al 77° Coti prova a risolvere una mischia calciando una gran botta, ma la deviazione del pisano Raimondi che si trova sulla traiettoria è provvidenziale quanto casuale. Sul rapido capovolgimento di fronte, Ciotola smarca Biancone ma il fuorigioco è solare, inutile il tocco nella porta sguarnita, Valeri annulla giustamente. D’improvviso, ogni tattica sembra essere saltata: nella ripartenza biancorossa, Barjie vince un contrasto, entra in area dal settore sinistro e mette in mezzo per l’accorrente Borgobello. L’attaccante viene “affossato” da due avversari proprio sotto lo sguardo di Valeri, la folla pisana ammutolisce, temendo il peggio, ma l’arbitro fa proseguire.
A nulla valgono, ovviamente, le furibonde proteste di Borgobello e compagni: dalla tribuna il rigore è sembrato di un’evidenza quasi imbarazzante, ma siamo a Pisa, all’Arena Garibaldi, sotto una curva in ebollizione e in un’atmosfera da Girone dantesco. Mettiamola così: se fischiare quel penalty avrebbe dovuto essere un dovere, non fischiarlo può aver significato per Valeri e i suoi collaboratori la garanzia di una tranquilla e serena vecchiaia...
Pisa-Monza, una gara sul filo dei nervi, destinazione serie B
Si va, dunque, ai tempi supplementari. Trenta minuti che decideranno tutto: nessuna lotteria dei calci di rigore, se il risultato non cambia sarà il Pisa a salire in serie B, grazie alla migliore classifica in campionato. Il primo dei due tempi scorre via in un lampo: il Monza è diventato padrone del proprio destino e cerca quel gol che lo può lanciare nell’orbita del paradiso, ma dall’altra parte trova una muraglia umana attraverso la quale non passerebbe nemmeno uno spillo. Sonzogni gioca il tutto per tutto, inserendo Bertolini all’inizio del secondo tempo supplementare, al posto di Coti: per “Bebe” è un quarto d’ora che può diventare storico, ma le scorie del recente infortunio limitano fortemente l’apporto del piccolo attaccante.
L’atteggiamento ostruzionistico del Pisa rasenta i limiti del lecito: il gioco è spezzettato di continuo e ogni minuto che trascorre ruba al Monza le ultime scorte di speranza. Il pubblico toscano è in continua fibrillazione e inizia il conto alla rovescia, mentre i sostenitori brianzoli invitano Beretta e compagni a non mollare. Il tempo, impietoso, scandisce gli ultimi istanti di una partita maledetta: Borgobello perde palla sulla tre quarti, innescando il rapido contropiede nerazzurro, questa volta i tocchi di palla per il coast to coast sono soltanto due, Ciotola si fuma Iacopino e Fabiano prima di agitare il “cucchiaio” davanti a Rotoli.

Lo "scavino" di Ciotola per il 2-0 finale.
Titoli di coda.  Il delirio dell’Arena Garibaldi sancisce il ritorno del Pisa in serie B dopo 13 anni di assenza e tanti guai che ne avevano determinato il fallimento nel 1994.
Finita la partita, ne comincia subito un’altra sotto il segno di una vergognosa gazzarra, che parte dalla tribuna stampa, dove i giornalisti monzesi vengono derisi, insultati e anche spintonati, e che trova il suo apice all’interno del rettangolo di gioco, invaso da almeno duemila ultrà pisani. Un nutrito gruppo di pseudo tifosi nerazzurri punta dritto alla curva dove stazionano i “rivali” in attesa di essere scortati dalla polizia verso l’uscita. Inizia a volare di tutto, oltre la recinzione che delimita le gradinate: mattoni, sassi, persino cartelloni pubblicitari. I più esagitati tra i toscani cercano con insistenza di sfondare il portoncino metallico per entrare in contatto con i tifosi del Monza: sono lunghi attimi di pura follia che si mescola al terrore di chi, dall’altra parte della barricata, si sente solo e impotente, visto che le Forze dell’Ordine tardano colpevolmente nell’intervenire. 
La situazione torna molto lentamente a una parvenza di normalità. I tifosi biancorossi vengono scortati, finalmente, fino ai pullman: qualcuno è acciaccato, ferito, i segni di quell’assurda violenza sono lì a testimoniare l’indecente epilogo di un pomeriggio da dimenticare. Anzi, no: dimenticare non è possibile, né ammissibile. Smaltita con grande fatica tutta l’amarezza per la mancata promozione e per i tanti soprusi patiti in terra toscana, il presidente Begnini parte alla carica e affida la sua civile ma sostenuta protesta a un comunicato ufficiale, inviato alla Lega professionisti di serie C, alla F.I.G.C. nonché alla Procura della Repubblica di Pisa, alla Prefettura e alla Questura. 
Abbiamo riassunto la lettera di protesta in questi tratti: “Stupisce oltremodo che, nonostante fossero stati sottoscritti presso la Lega Nazionale di Serie C accordi che, nel rispetto del vigente regolamento, fissavano il tetto massimo di spettatori e di biglietti, per entrambi gli incontri della finale, in 9.950 unità, il 17 giugno 2007 all’Arena Garibaldi fossero presenti ben 15.000 spettatori, come hanno avuto modo di enfatizzare tutti i quotidiani sportivi nazionali. Inoltre, seppure mi fossi oltremodo prodigato, nella partita di andata, per garantire alla dirigenza della squadra toscana tutti i biglietti che mi erano stati richiesti, per la gara di Pisa sono stati messi a disposizione dei tifosi brianzoli soltanto un migliaio di tagliandi”. 
L'invasione dei tifosi pisani (con successivo assalto ai monzesi in curva)
La lettera pone poi in rilievo gli incidenti avvenuti prima e dopo la partita: “Già all’arrivo il pullman della nostra squadra è stato oggetto di aggressione a scopo intimidatorio da parte dei tifosi del Pisa e alla fine è risultato danneggiato in più parti. È poi, assolutamente inaccettabile che l’inizio della partita sia stato preceduto da un fitto lancio di oggetti contundenti che ha accompagnato la fase di riscaldamento della mia squadra e che ha avuto come epilogo il lieve ferimento del portiere Rotoli, che ha preferito per sportività prendere parte alla gara, sia pure estremamente spaventato per l’accaduto. Riprovevole e da biasimare è stata poi l’aggressione allo sparuto gruppo di tifosi monzesi che si è visto assalire dagli ultras pisani i quali, senza alcuna resistenza delle forze dell’ordine, hanno invaso gli spalti dove si trovavano i tifosi del Monza, alcuni dei quali hanno subito gravi violenze”. 
La protesta formale di Begnini si conclude con una nota rivolta al discutibile comportamento della Forza Pubblica: “Mi riservo, infine, un esposto al Ministero dell’Interno per la manifesta inefficienza dell’autorità di pubblica sicurezza, sia prima che durante lo svolgimento della gara e alla Procura della Repubblica di Pisa per quanto di sua competenza”.
Un messaggio sobrio ma deciso (e purtroppo inutile...), a tutela di una società che, nel tempo, ha spesso contato come il “due di picche”, schiacciata dal peso dei poteri forti e in barba allo spirito preponderante del “vinca il migliore”. Tra le pieghe di questi strascichi extra-sportivi, resta però l’inappellabile verdetto del campo che inchioda il Monza al suo amaro destino, ancora una volta in C-1. Due finali play-off consecutive hanno riavvicinato la società a quella serie B abbandonata nel 2001 ma, seppure con modalità diverse, entrambe le volte è andata male. Giambattista Begnini non demorde, anche se Pisa è una ferita troppo fresca e profonda e ci vorrà del tempo affinché si rimargini.

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